Lettera aperta al Gambero Rosso

Posted by on Mar 27, 2013 in Storie di vino

Premessa

Nel numero di Gennaio 2013 del Gambero Rosso sono stati pubblicati due articoli ostili nei confronti del vino naturale, uno a firma di Eleonora Guerini ed uno di Michel Bettane e Thierry Desseauve.
Il Consorzio ViniVeri – insieme all’Associazione Renaissance Italia, Associazione Vinnatur e all’associazione Vi.Te., congiuntamente ad altri numerosi produttori – ha ritenuto indispensabile dar voce a chi quotidianamente, con assoluta dignità, opera senza stanchezza per generare vini senza l’uso di chimica di sintesi in vigna e senza aggiunte e stabilizzazioni forzate nei processi di cantina.
Con il contributo di tutte e quattro le citate associazioni si e così redatta la risposta, poi trasmessa il 1 febbraio 2013 alla redazione del Gambero Rosso chiedendone la pubblicazione.
Dopo vari tentennamenti, a quindici giorni dal ricevimento, dalla redazione del Gambero Rosso si è affermato che “ … la Direzione ha deciso di NON pubblicare la lettera …”.
Di fronte all’evidenza dei fatti ed al fine di essere posti nelle condizioni di poter esercitare un sacrosanto diritto di replica, insieme ai responsabili delle altre associazioni firmatarie, abbiamo deciso senza esitazione di trasformare la medesima lettera inizialmente indirizzata solo al Gambero Rosso, in Lettera aperta al Gambero Rosso con l’impegno di pubblicarla sui rispettivi siti web e di diffonderla, ciascuno attraverso le proprie possibilità, con ogni altra forma mediatica.
Oggi durante la conferenza stampa di presentazione di “ViniVeri 2013” ne abbiamo data opportuna divulgazione, ora potere leggerla anche dal nostro sito.
Serena lettura!

Lettera Aperta al Gambero Rosso

1 febbraio 2013
Gentili signori,
vi scriviamo a nome delle diverse centinaia di aziende che producono vino naturale in Italia, sia affiliate ad Associazioni e Consorzi che indipendenti. Siamo rimasti molto perplessi leggendo l’editoriale di Eleonora Guerini (“Il tormentone naturale”) e le considerazioni di Bettane e Desseauve (“Te lo do io il vino… naturale”) sul numero di gennaio della vostra rivista.
Detto molto francamente, abbiamo la decisa sensazione che non siate molto al corrente di quanto sta succedendo, ormai da anni, nel mondo del vino. Accusare i produttori di vino “naturale”, tout court, di produrre solo bottiglie difettose, ossidate, puzzolenti è un controsenso. Perfino la vostra rivista giudica regolarmente, e spesso premia, vini prodotti da cantine che orbitano a pieno titolo nell’ambito del vino naturale.
La parte tecnica della polemica è davvero indifendibile: quali sarebbero i metodi “nuovi, ‘naturali’ e innovativi” utilizzati per stabilizzare i vini naturali? La lunga permanenza in botte sulle fecce (una pratica usata da secoli, dall’Etna alla Loira)? Nello scritto di Bettane e Desseauve si dice addirittura che con la vinificazione naturale “tutti i vitigni e i territori finiscono per somigliarsi perché i cattivi lieviti indigeni con i quali sono realizzati, così avidi di cannibalizzare quelli buoni se il vinificatore li lascia fare, sono gli stessi in tutto il pianeta”! La tesi implicita in questa singolare affermazione sarebbe che una “selezione” di lieviti, ovvero una piccola parte dell’intera popolazione dei lieviti stessi, generi una “varietà” di effetti maggiore. Perdonateci l’ironia, ma sarebbe come dire che bisogna eliminare tutti i tasti neri del pianoforte (quelli “alterati”) se si vogliono comporre opere più complesse…
E non parliamo neanche della vigna, dove – lo scrivete voi stessi – il fatto di limitare al massimo o di escludere del tutto diserbanti, pesticidi, fertilizzanti è un semplice atto di buonsenso.
Siamo i primi a sapere che non può esistere un vino completamente, esclusivamente “naturale”, che il vino è un prodotto culturale, frutto dell’interazione tra l’uomo e la natura. Probabilmente il termine “artigianale” si adatta meglio alle nostre idee: il vino deve essere il frutto delle scelte di chi lavora il vigneto e ne trasforma le uve. Ma crediamo che sia comunque sensato, addirittura fondamentale parlare della maggiore o minore “naturalità” di un vino, visto che la legge permette di aggiungere al mosto una quantità impressionante di sostanze, diverse decine. Se fosse possibile indicare in etichetta le sostanze aggiunte all’uva (o anche solo le sostanze che il produttore decide di non utilizzare), ognuno avrebbe gli strumenti per giudicare quanto un vino sia effettivamente naturale.
Invece, guarda caso, è proibito. E nessuno ne parla.
Eppure più sono le sostanze aggiunte, meno il vino è spontaneo e digeribile.
Questo è ciò che sta accadendo oggi: molti bevitori ed appassionati – forse, chissà, stanchi del “tormentone del vino più buono di tutti”, o del “tormentone dell’annata del secolo” – si allontanano dai vini più artefatti per avvicinarsi a prodotti più spontanei, che non danno mal di testa, sono più digeribili, si accompagnano meglio al cibo. Troviamo davvero surreale accusare ottimi chef francesi di “ingenuità” visto che scelgono di servire, con i loro piatti, prodotti non invadenti, non grassi, non dolciastri e legnosi, che dialogano con il cibo invece di sovrastarlo. I più seri tra i produttori naturali cercano espressamente nei loro vini la freschezza, la sapidità, la digeribilità. E’ ovvio che l’incontro tra questi vini e una sana cucina di sapori e di sostanza avvenga sempre più di frequente. E se qualcuno non è contento può semplicemente scegliere un altro ristorante, tutto qui. O eventualmente ordinare un’altra bottiglia. L’importante è rispettare le scelte del ristoratore, e non accusarlo a priori di ingenuità o di incompetenza.
Probabilmente è proprio questo l’aspetto che sfugge in modo più vistoso a tanta critica di oggi. Citare il Domaine de la Romanée-Conti, che produce le bottiglie più costose del pianeta, come esempio di vini naturali “buoni”: ecco, questa è un’ingenuità che fa quasi tenerezza. Evidentemente non si è proprio compreso che il movimento del vino naturale intende recuperare un rapporto quotidiano con il vino, affermarne il valore gastronomico e alimentare che negli ultimi decenni è stato negato nel nome dei premi e dei punteggi. Un atteggiamento che ha portato al crollo verticale dei consumi al quale stiamo assistendo ormai da molti anni.
E non crediamo sia un caso il fatto che la crisi, per il settore del vino naturale (settore minuscolo, sia chiaro), si avverta in modo molto meno evidente. Sarà questo il motivo per cui questo piccolo mondo artigiano sta subendo tanti attacchi, e per cui si cerca sempre più insistentemente, violentemente di screditarlo?
Noi siamo convinti che un atteggiamento critico sano ed aperto debba essere quello del confronto, della volontà di capire un fenomeno in espansione esaminandone pregi e difetti (non pensiamo affatto di non averne) e informando il pubblico in modo obiettivo, invece di gridare a ogni piè sospinto le parole “difettoso”, “volatile”, “ossidazione”. Appassionati e curiosi saranno poi liberi di scegliere: non vogliamo che vengano condotti per mano, ma semplicemente che gli si forniscano nel modo più chiaro e onesto gli strumenti adeguati per poi lasciarli liberi. Invece il tono dei pezzi sul numero di gennaio, lasciatecelo dire, è davvero aggressivo, come se il vino naturale e artigianale fosse una sorta di nemico da abbattere ad ogni costo, non un’alternativa da conoscere e soprattutto da rispettare.
Noi crediamo, al contrario, che ci sia spazio per tutti, piccoli e grandi, naturali, biologici, biodinamici e convenzionali, a patto che il produttore lavori in modo etico e responsabile. Non pensiamo di avere la verità in tasca, ma abbiamo le nostre idee e ci piace difenderle e sostenerle visto che sono il frutto del nostro lavoro quotidiano.
Nel periodo del prossimo Vinitaly si svolgeranno ben tre diverse manifestazioni di viticoltori naturali: ViniVeri a Cerea, VinNatur a Villa Favorita (Sarego), Vivit in un padiglione dello stesso Vinitaly. Invitiamo ogni giornalista aperto – e ogni bevitore, naturalmente – a venirci a trovare, ad assaggiare, a discutere e confrontarsi con noi.

Cordiali saluti,

ASSOCIAZIONE RENAISSANCE ITALIA
ASSOCIAZIONE VINNATUR
ASSOCIAZIONE VI.TE
CONSORZIO VINI VERI

[segue eleonco dei produttori firmatari tra cui: Praesidium]